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Gianni Bugno
Gianni Bugno

La passione per la bici è nata con una Graziella rossa, un regalo che lo accompagnava ovunque. Con quella pedalava fino a scuola a Monza e raggiungeva la zia suora a Viganò, a 30 chilometri di distanza. “Più la usavo, più mi sentivo libero”, ha ricordato Bugno. La sua prima corsa in Brianza lo vide in fuga per paura di cadere in gruppo, mentre la seconda, sotto casa a Monza, gli regalò la prima vittoria, un momento che lo segnò profondamente.

La scelta del ciclismo contro tutto

Gianni Bugno
Gianni Bugno

La decisione di diventare ciclista arrivò in quarta liceo, dopo una bocciatura che lo spinse a lasciare gli studi, nonostante il disappunto dei genitori, immigrati veneti che sognavano per lui un futuro da medico. Dopo il servizio militare a Milano, tra i bersaglieri, Bugno iniziò a correre sul serio. “La compagnia era piena di matti, in camerata c’erano i Righeira, quelli di Vamos alla Playa”, ha raccontato, aggiungendo che correva anche in caserma, con il fez in testa, per rispettare il regolamento.

Una carriera di successi e umiltà

Bugno ha conquistato un Giro d’Italia, due Mondiali consecutivi, una Milano-Sanremo e un Giro di Lombardia, ma preferiva nascondere i trofei per sfuggire all’invidia. “La gente invidia chi vince o ha successo. L’invidia è un brutto sentimento”, ha spiegato. Il suo addio al ciclismo, al Giro di Lombardia 1998, fu silenzioso: si allontanò in una stradina secondaria, evitando i riflettori. “Non volevo togliere spazio al vincitore, odio le cerimonie”, ha confessato, sottolineando la sua natura riservata.

La seconda vita da pilota e il ritorno in gara

Mentre era ancora ciclista, Bugno sognava di pilotare un elicottero. Si diplomò da privatista durante il Giro d’Italia, studiando matematica tra una tappa e l’altra, e ottenne il brevetto. “Cinquemila ore in volo prima con la Rai poi al 118”, ha detto, descrivendo missioni su autostrade e piattaforme petrolifere, spesso in condizioni meteo estreme. Nel 2020 un malore gli costò il brevetto, ma grazie a Claudio Chiappucci, suo storico rivale, ritrovò la voglia di vivere. Oggi segue le gare dalla macchina della giuria, lavorando per la sicurezza dei ciclisti, con il sogno di guidare un camion ancora nel cassetto.

Il legame con Monza e il figlio Alessio in biancorosso

Gianni Bugno ha un rapporto speciale con Monza, la città dove ha mosso i primi passi in bici e dove ha vissuto momenti significativi anche come padre. Suo figlio Alessio ha militato nelle giovanili del Monza, giocando come centrocampista sinistro e lasciando un segno nel calcio locale prima di proseguire la sua carriera altrove. Bugno, pur non sempre presente a causa dei suoi impegni, conserva un affetto profondo per la sua famiglia e per la città. “Ho due figli, Alessio e Giacomo, e due nipoti a cui voglio molto bene. Ricambiato, credo”, ha dichiarato al quotidiano, riflettendo sul suo ruolo di padre e nonno in una Monza che per lui è sempre stata casa.