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L’agroalimentare italiano è un colosso: 64,2 miliardi di euro di esportazioni nel 2024, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente. Gli Stati Uniti sono il terzo mercato mondiale per i nostri prodotti, con un valore di 6,9 miliardi di euro. Lo studio CIA snocciola cifre impressionanti: 2 miliardi di euro per il vino, 1 miliardo per l’olio d’oliva, 1 miliardo per la pasta, 550 milioni per i formaggi, 450 milioni per i salumi e 350 milioni per conserve e sughi. Ma c’è un’ombra: i dazi USA, che potrebbero salire al 15-20%, metterebbero in pericolo questa macchina perfetta.

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Un dato su tutti? Su dieci prodotti agroalimentari italiani venduti nel mondo, uno finisce negli USA. Se le tariffe aumentano, la competitività crolla, e le aziende locali ne risentono.

Monza e Brianza: un patrimonio a rischio

La Lombardia è la seconda regione italiana per export agroalimentare, con 10,8 miliardi di euro nel 2024. Monza e Brianza, pur non citate direttamente nel report, rientrano in questo quadro. Qui si producono eccellenze che conquistano i mercati esteri: dai formaggi freschi ai salumi artigianali, fino ai vini delle colline monzesi. Lo studio divide i territori italiani in base all’esposizione ai dazi: quelli con una forte dipendenza dall’export, come la nostra provincia, sono tra i più vulnerabili.

Il rischio concreto? Una perdita del 20% sulle vendite negli USA, pari a milioni di euro solo in Lombardia. Per le piccole e medie imprese brianzole, spesso a conduzione familiare, sarebbe un duro colpo. “Produciamo qualità, ma i dazi ci strangolano”, lamentano i produttori locali.

Le regioni più colpite: il Nord in allarme

Il report CIA mappa l’Italia: il Nord-Est guida la classifica dell’export con 24,6 miliardi di euro (38% del totale), seguito dal Nord-Ovest (18,2 miliardi, 28%). La Lombardia, con i suoi 10,8 miliardi, è un pilastro del Nord-Ovest. Tra le province più esposte ci sono Parma (1,8 miliardi), Verona (1,6 miliardi) e Cuneo (1,3 miliardi), ma anche realtà come Monza e Brianza, legate a filiere di nicchia, sentono la pressione.

Gli USA assorbono il 10,8% dell’export nazionale, con punte del 17% per regioni come il Piemonte. In Brianza, dove l’agroalimentare si intreccia con tradizione e innovazione, il contraccolpo potrebbe ripercuotersi su occupazione e indotto.

I prodotti nel mirino: cosa perde l’Italia

Non tutti i prodotti soffrono allo stesso modo. Il vino, con una quota export del 31% verso gli USA, è il più colpito: 2 miliardi di euro a rischio. Seguono l’olio d’oliva (1 miliardo, 21% del totale export), la pasta (1 miliardo, 22%), i formaggi (550 milioni, 15%) e i salumi (450 milioni, 18%). Anche conserve, sughi e prodotti da forno (350 milioni e 250 milioni) sono nella lista nera. Per la Brianza, che eccelle in formaggi e salumi, il danno sarebbe doppio: meno vendite e meno visibilità per il Made in Italy.

La CIA chiede azioni: diplomazia e nuovi mercati

La CIA non si limita a fotografare il problema, ma propone soluzioni. Primo: “massimo impegno diplomatico” per evitare una guerra commerciale tra UE e USA. Secondo: diversificare i mercati, puntando su Asia (Cina e Giappone in testa) e Medio Oriente, dove la domanda di prodotti italiani cresce a due cifre. Terzo: rafforzare le filiere interne, con incentivi per le aziende che investono in sostenibilità e innovazione.

Per Monza e Brianza, questo potrebbe significare una chance: aprire nuovi canali in Cina, dove il vino lombardo e i formaggi brianzoli potrebbero spopolare, compensando le perdite americane.

Un futuro da costruire: la Brianza non molla

Il quadro è complesso, ma non senza speranza. L’agroalimentare italiano, e con esso quello brianzolo, ha dimostrato resilienza. Tuttavia, servono mosse rapide: senza un intervento politico forte, il rischio è perdere terreno contro competitor come Francia e Spagna. “Il Made in Italy è la nostra forza, non possiamo lasciarlo affondare”, tuona la CIA.

A Monza e Brianza, i produttori sono pronti a combattere. La domanda è: il governo e l’Europa faranno la loro parte? Il tempo stringe, e il futuro delle nostre eccellenze è appeso a un filo.